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Pavese: verrà la morte e avrà i tuoi occhi – Articolo21

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Cesare Pavese aveva una colpa non emendabile per i tempi bui in cui è vissuto: non era un combattente. Non possiamo definirlo nemmeno un artista impegnato, un partigiano, uno che si occupasse attivamente di politica o un lottatore perché non era niente di tutto questo. Certo, non sopportava le ingiustizie ed era un grandissimo intellettuale ma non possedeva l'aura eroica di Fenoglio, non era stato sui monti della Resistenza, non poteva essere considerato propriamente un intellettuale d'area.

Pavese apparteneva a tutti in una stagione del mondo in cui fortissime erano le divisioni e non s'era ancora diffusa, per fortuna, l'ipocrisia della memoria condivisa, ossia dell'oblio mascherato da coesione nazionale.

Pavese aveva il merito, che allora non era tale, di dividere poco e anche questa era per lui una ragione di sofferenza, un tormento che lo scavava dentro, al pari…

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