Home Il Tirreno Carlo Azeglio Ciampi il presidente innamorato della sua bella Livorno

Carlo Azeglio Ciampi il presidente innamorato della sua bella Livorno

Otto le visite in città durante il suo settennato: gli regalarono sempre emozioni e sorrisi. «Me ne sono andato nel 1951, forse ho perso un po' l'accento ma sarò sempre uno di voi»

Alessandro Guarducci 15 Gennaio 2020

«Guarda com'è sempre bella…» Così il presidente Carlo Azeglio Ciampi, sorridente ed emozionato, appena sceso dal treno presidenziale e affacciatosi fuori della stazione ferroviaria sulla piazza Dante soleggiata, si rivolgeva sprizzante di gioia alla moglie Franca la mattina del 24 gennaio 2004. Il riferimento era alla sua città, di cui in quel giorno memorabile avrebbe visto il nuovo lungomare, per poi osservare il progetto di quella che sarebbe diventata la Porta a mare e a concludere – lui, appassionato di lirica fin da quando era studente – avrebbe inaugurato il restaurato teatro Goldoni al fianco del protagonista di queste tre operazioni, l'allora sindaco Gianfranco Lamberti. Una giornata speciale (in cui Ciampi non si fa sfuggire l'occasione di andare a mangiare il pesce dall'amico Beppino Mancini alla “Barcarola”) che confermò – semmai ce ne fosse stato bisogno – il grande amore per la sua città, neppure minimamente scalfito da decenni di lontananza per motivi di lavoro.

E l'orgoglio del suo essere livornese, Ciampi lo ha sempre dichiarato apertamente durante il suo settennato al Quirinale. Non era scontato, non era dovuto. Ma la realtà è che il “nostro” presidente – l'unico statista livornese del dopoguerra – è sempre rimasto innamorato della sua città natale. Lo si è capito fin dal 23 giugno 1999, quando Carlo Azeglio Ciampi, che è presidente della Repubblica da appena quaranta giorni, sceglie la sua Livorno per effettuare la prima tappa di quello che alla fine del mandato chiamerà il “viaggio in Italia”. Quella giornata d'inizio estate, cominciata al cimitero della Misericordia con un omaggio privatissimo ai genitori e al fratello Giuseppe, scomparso l'anno prima, proseguita in prefettura, culminata con un bagno di folla nella camminata verso il municipio attraverso un corridoio umano formato da migliaia di livornesi, e conclusa a sera con un incontro con gli operai dell'ex Cmf, sarà in qualche modo anticipatrice e rivelatrice del “punto debole” del presidente, l'affermazione di una fiera livornesità intesa come «forza d'animo che è propria dei livornesi», come «passione civile che i livornesi mettono in tutte le loro cose, a volte, anche esagerando, una carica talora eccessiva, ma che è la forza di questa città».

E' una dichiarazione d'amore che probabilmente nessuno s'aspetta dalla stessa mano dell'uomo super partes che per anni ha firmato le banconote degli italiani, che per la sua autorevole terzietà è divenuto primo presidente del consiglio post tangentopoli, che da ministro (dei governi Prodi e D'Alema) ha risanato il bilancio del Paese consentendo all'Italia l'entrata nell'euro. E invece da quel momento Livorno accompagnerà costantemente il presidente nel suo settennato. Un legame fortissimo e indissolubile. E non solo perché Ciampi tornerà in città altre otto volte in veste ufficiale (in una di queste, nel dicembre 2002, farà visita anche alla redazione del Tirreno, il suo giornale, dove incontrerà alcuni amici di gioventù), ma anche perché seguirà costantemente l'evolversi degli eventi cittadini (memorabile il telegramma inviato al sindaco Lamberti e al Tirreno una sera del maggio 2004 per festeggiare la promozione del Livorno calcio in serie A, lui che della squadra amaranto era tifosissimo fin dai tempi in cui gli amaranto giocavano a Villa Chayes) e citerà Livorno in tanti suoi discorsi in Italia e all'estero, parlando a Rabat durante una visita di Stato all'Accademia Reale del Marocco nel 2002 o incontrando a Gerusalemme il presidente d'Israele Weizmann nel 1999 fino a dichiarare pubblicamente il suo sentimento nel discorso agli italiani di fine anno del 2000: «Non c'è contraddizione alcuna fra amore della propria città e regione, amor di patria, amore d'Europa. Io amo, insieme, la mia Livorno, la Toscana, l'Italia, l'Europa»….

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