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Giocare a 'Death Stranding' è un lavoro faticosissimo

Le mie scarpe si sono consumate fino a farmi sanguinare i piedi?eppure non riesco a smettere di portare pacchi in giro per questo mondo post-apocalittico.

Immagine: Death Stranding, Kojima Productions. Screenshot dell'autore.

Quasi tutte le missioni di Death Stranding hanno la stessa struttura. Accetto un ordine, prendo un pacco da A e lo trasporto a B. Poi ripeto, ancora e ancora. Gioco a fare il corriere, il rider, gioco al lavoro di chi ci porta il cibo ordinato da JustEat o Glovo, magari sotto la pioggia. Perché dovrei pagare per giocare a un lavoro che nel mondo reale viene pagato (seppur male) e viene svolto spesso malvolentieri per bisogni economici?

Nel primo videogioco della nuova Kojima Productions di Hideo Kojima interpreto Sam Porter Bridges, un corriere impegnato a portare pacchi in un'America divisa e post-apocalittica, sconvolta da un fenomeno noto come 'Death Stranding', che ha mescolato il piano dei vivi con quello dei morti. Quelli che un tempo erano gli Stati Uniti d'America sono ora bersagliati da una continua pioggia capace di invecchiare rapidamente esseri viventi ed edifici, e le persone vivono nascoste in città sotterranee, senza possibilità di comunicare con il mondo esterno.

I corrieri?che sopravvivono alle condizioni esterne a volte grazie a speciali abilità?sono l'unico collegamento tra le città, gli edifici governativi e gli abitanti che vivono isolati in questo mondo. Ma mentre fa le sue consegne, Sam ha un compito in più: collegare queste città a qualcosa di simile a internet?la “rete chirale”?e riconnettere così le persone. Sam è contemporaneamente il corriere di Amazon e il tecnico di Fastweb.

Un'umile richiesta di pizza. Screenshot dell'autore.

Questo futuro è prima di tutto una versione esagerata del nostro presente e del nostro mondo. Un mondo diviso, dove l'umanità sopravvive alla catastrofe e all'estinzione (al cambiamento climatico) nascosta in città tecnologiche scambiandosi email piene di emoticon (molti dei personaggi che incontro si tengono in contatto così con me), alimentata da corrieri che portano loro tutto il necessario.

La descrizione potrebbe farlo sembrare un mondo senza speranza, ma quella di Death Stranding è una post-apocalisse diversa dal solito, più ottimista e più coerente con quanto insegna la sociologia: anche se esistono separatisti e terroristi, anche se non tutti sono convinti che valga la pena unirsi e connettersi alla rete, davanti alle difficoltà l'umanità di Death Stranding continua a credere e a cooperare.

Questo si riflette anche nelle meccaniche. In una delle sue tante contraddizioni, Death Stranding è un gioco solitario?alla fine rappresenta il solito eroe che salva il mondo?ma allo stesso tempo è un'esperienza in cui non sono mai solo. Per facilitare l'attraversamento dell'aspra geografia americana posso poggiare scale, buttare corde da arrampicata e costruire strutture più complesse (e costose in termini di materiali) come lunghi ponti, e queste strutture vengono condivise con alcune delle altre persone impegnate a giocare. Così la mappa si colma nel tempo non solo dei miei edifici, ma anche di quelli altrui, e posso usarli, posso collaborare al loro completamente e posso aiutare a ripararli (la pioggia non risparmia neanche loro).

In Death Stranding la solidarietà tra i lavoratori salva il mondo.

Se perdo un pacco durante la consegna un'altra persona potrà recuperarlo nel suo mondo, portandolo a destinazione o almeno mettendolo al sicuro. Se perdo parte della mia attrezzatura (una scala per esempio) un'altra persona potrà ritrovarla e usarla o restituirmela. Se ho qualche oggetto in più (come dei materiali da costruzione) posso condividerlo con gli altri lasciandolo in appositi armadietti condivisi. Non si tratta di un elemento secondario: il mondo di Death Stranding è un mondo costruito insieme alle persone che giocano/lavorano al suo interno. In Death Stranding la solidarietà tra i lavoratori salva il mondo.

I “mi piace” guidano questa economia. Le mie consegne vengono pagate con “mi piace,” le altre persone danno “mi piace” alle mie strutture per dimostrare la loro gratitudine e io do “mi piace” alle loro….

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