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Pompei, la Supplica di ottobre: dedicata alla Fede l'omelia di …

Il segretario generale della Cei: «Qui il miracolo della fede che fa concreta la carità, contro l'indifferenza di oggi»

POMPEI. La prima domenica di ottobre, mese del Rosario, è dedicata alla recita della Supplica, la preghiera che il Beato Bartolo Longo, Fondatore del Santuario di Pompei, scrisse “all'Augusta Regina delle Vittorie” nel 1883. Un rito antico, ma capace, ogni volta, di rivolgersi all'uomo di oggi con parole nuove, attuali. E, questa mattina (6 ottobre 2019), nella città mariana, decine di migliaia di persone hanno raggiunto con ogni mezzo la città mariana, dove, in piazza Bartolo Longo, monsignor Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), ha celebrato la Messa e guidato, a mezzogiorno, la recita della Supplica.

Poco prima, Papa Francesco aveva presieduto la celebrazione per l'apertura dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi sul tema “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale” e, nell'Angelus in piazza San Pietro, contemporaneo alla Supplica, ha espresso la sua vicinanza ai devoti giunti a Pompei. «Siamo servi inutili – ha detto il Santo Padre – è un'espressione di umiltà, di disponibilità che fa tanto bene alla Chiesa, richiama l'atteggiamento giusto per operare in essa. Il servizio umile di cui ci ha dato l'esempio Gesù lavando i piedi ai discepoli. La Vergine Maria ci aiuti ad andare su questa strada. Donna di fede, ci rivolgiamo a lei alla vigilia della festa della Madonna del Rosario, in comunione con i fedeli radunati a Pompei per la tradizionale Supplica».

E, proprio alla fede, è stata dedicata l'omelia di monsignor Russo, che ha richiamato più volte l'esperienza esistenziale del Beato Bartolo Longo. «Un briciolo di fede – ha detto commentando il Vangelo del giorno – può far sradicare un gelso e farlo crescere in mare; se abbiamo fede quanto un granellino di senape, il gelso della nostra vita può crescere anche in luoghi impossibili, può crescere nel mare della storia, che tante volte è burrascoso e pericoloso. La fede è affidarsi a Dio, sentire che i nostri passi – più che le nostre forze – poggiano su di Lui. Lui è la via».

«Quando, nel 1872, il Beato Bartolo Longo vi giunse – ha ricordato il celebrante – la Valle di Pompei era una terra desolata, abitata da uno sparuto gruppo di contadini, finanche pericolosa per la presenza di briganti e per la scarsa salubrità. Nell'ottobre di quell'anno, camminando lungo i sentieri sterrati di quella piana, il Fondatore sentì un moto dello spirito, una voce interiore che gli diceva: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo”. Quel giorno, cominciò per il Beato una vita nuova».

Tutto quello oggi è a Pompei, il Santuario della preghiera, le Opere di carità, la stessa presenza quotidiana di un numero eccezionale di pellegrini, «non può essere opera di un uomo. Qui c'è la mano di Dio e la presenza continua di Maria, spirituale, ma anche fisica. Possiamo sentire il suo abbraccio di madre. Bartolo Longo, però, ebbe la fede di quel granello di senape di cui, oggi, ci parla il Vangelo e, per questo, avrebbe potuto dire al gelso di sradicarsi per piantarsi nel mare». Bartolo Longo mantenne sempre l'umiltà di chi «si sentiva un servo di Dio, una “matita” nelle mani del Padre, come amava definirsi Santa Teresa di Calcutta».

Riteneva che nulla di quanto realizzato venisse da lui. «Bartolo Longo – ha proseguito…

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